Magias UI Protocol

Dalla filosofia iki a un metodo per progettare interfacce con l'AI. Nasce da una domanda: come uso l'intelligenza artificiale per progettare senza perdere identità, sensibilità e attenzione alle persone?

Che cos'è
Un protocollo e una skill per agenti AI, open source con licenza MIT.
A che punto è
In beta, versione 0.3.0-beta.1, ottobre 2026.
Dove si usa
Claude Code e Claude.ai, Codex, e come contesto in GPT.

La repo su GitHub (si apre in una nuova scheda) Come è nato, sul blog

La parola IKI con le tre tensioni, attrazione, carattere e misura, e un nastro rosso che attraversa uno spazio di pietra chiara, pietra scura e luce
Iki: attrazione, carattere, misura. Il punto di partenza del protocollo.

Il punto di partenza: iki

Iki è una sensibilità estetica giapponese. Nella mia interpretazione progettuale invita a tenere insieme attrazione, carattere e misura, e ad accompagnare le persone lasciando loro la libertà di scegliere.

Le sono accanto altre tre parole, usate come lenti per orientare il progetto. Sono interpretazioni mie, in un contesto di oggi: le informazioni necessarie e le azioni importanti restano sempre chiare e accessibili.

Le quattro lenti

Una filosofia che diventa processo

Il protocollo trasforma questa sensibilità in indicazioni pratiche per UX, gerarchia dei contenuti, tipografia, responsive, accessibilità e conversione.

Non impone un'estetica unica: un sito editoriale, un e-commerce e un'interfaccia di prenotazione hanno bisogni diversi. Anche animazioni e transizioni fanno parte del progetto. Possono esprimere identità, spiegare un cambiamento o guidare l'attenzione, purché rispettino il contenuto, le preferenze delle persone e quello che stanno facendo.

Il nucleo oggi ha 117 regole, ognuna con priorità, ambito, eccezioni e un modo per verificarla. Distingue quello che si controlla in automatico da quello che chiede osservazione, confronto e giudizio di una persona.

Cosa c'è di nuovo nella 0.3

Le 77 regole della prima versione sono rimaste uguali. Le 40 nuove nascono dal lavoro sui siti dei clienti, dove animazioni, scroll fluido e 3D ci sono davvero e vanno tenuti a bada.

  • Movimento e 3D a livelli, da zero a tre. Si sceglie quanto movimento serve al progetto, ma alcune garanzie valgono sempre: senza JavaScript si vede tutto, con «riduci movimento» si ferma tutto, da tastiera si arriva ovunque.
  • Mentre si prenota, niente si muove. Se una persona sta scegliendo le date o compilando un modulo, slideshow e video nella stessa pagina si fermano. Prima era un consiglio, ora è una regola.
  • Prestazioni, con le soglie che Google usa per misurare la velocità delle pagine.
  • Un profilo per le strutture ricettive: barra delle date, ospiti, link al sistema di prenotazione, foto delle camere, telefono. Le cose che su un sito di hotel o agriturismo non possono andare male.

Accanto al protocollo c'è ora un kit di componenti, anche questo open source: il codice che applica le regole sul movimento, la barra delle prenotazioni e i colori e le misure di base. Non serve per usare il protocollo, si copia nel progetto se fa comodo.

Tre modi di lavorare

  1. Design Mode

    Guida la progettazione a partire da contenuti, obiettivi e identità.

  2. Review Mode

    Aiuta a valutare un'interfaccia, raccogliere le prove e mettere in fila i problemi.

  3. Refactor Mode

    Accompagna il miglioramento di un prodotto esistente, rispettandone il carattere e verificando l'effetto delle modifiche.

Dal primo tentativo al risultato

Il primo mockup che l'AI mi ha proposto per questo sito aveva tutto quello che hanno tutti: titolo generico, quattro card, due pulsanti, blocchi su blocchi. Il protocollo è nato per insegnarle cosa non fare.

Il primo mockup della homepage generato dall'AI: titolo «Costruisco cose digitali per far crescere il tuo business», due pulsanti, quattro card dei servizi, una fila di progetti e altri blocchi
Prima: troppa roba nella stessa pagina.
La homepage attuale di magiaslab.com: il titolo «Siti, software e AI per chi lavora in Toscana», un pulsante principale e tre lavori recenti
Dopo: un titolo, un'azione principale, tre lavori veri.

Leggi com'è andata: «Ho rifatto il mio sito. Ma prima ho dovuto insegnare all'AI cosa non fare»

Dalla repository alle skill

La repository è open source, con licenza MIT. Dentro ci sono la filosofia, le regole, le matrici di verifica, i modelli di lavoro e la documentazione per contribuire.

La skill Magias UI porta tutto questo nel lavoro con gli agenti AI: dice quando consultare le regole, come applicarle al contesto e come documentare decisioni ed esiti. Ci sono istruzioni per Claude e Codex e un adapter per usarla come contesto in GPT.

A che punto è, detto chiaro

È in beta. Ho provato la skill su 18 casi, in Claude Code e in Codex: con Claude Code li ha superati tutti, con Codex tutti tranne uno, che poi ho corretto. Le regole sul movimento le ho provate anche su tre siti di strutture ricettive che sto rifacendo: tutte le prove superate. Mancano ancora le prove con un lettore di schermo e su un telefono vero, e il protocollo non sostituisce le prove sui prodotti finiti.

L'obiettivo è rendere esplicite le scelte che danno qualità a un'interfaccia, lasciando spazio a personalità, sperimentazione e differenze.

Vuoi un'interfaccia progettata così?

Lavoro in questo modo anche sui siti e sulle app dei clienti: si parte da cosa deve fare chi arriva sulla pagina.